iffy reviews italiano
musicboom
Uno zigzagare incessante fra vari generi. Molto newyorchese.
Chris Speed è uno dei musicisti del momento nella scena più eccitante
che ci sia: quella downtown di New York City. Ottimo saxofonista ed eccellente
clarinettista, ha al suo attivo numerose collaborazioni con John Zorn,
Anthony Braxton, Tim Berne, Dave Douglas, Myra Melford e soprattutto tre
ottimi album
con il gruppo Pachora dove si percorrono strade profumate da sapori balcanici,
greci, turchi e medio-orientali in compagnia di Brad Shepik, Skuli Sverinsson
e Jim Black.
In questo bell'album per la Knitting Factory, etichetta benemerita per
la rinasciata della scena alternativa a New York negli anni novanta,
Chris Speed
sceglie altre strade e si presenta con uno trio che si nutre soprattutto
delle eccellenti invenzioni e delle fantasiose scelte timbriche di Jamie
Saft, già prezioso collaboratore di Bobby Previte sia per il progetto
Latin For Travellers che per The Horse, gruppo ideato per riproporre in maniera
eccellente le composizioni del Miles elettrico a cavallo fra gli anni sessante
e settanta. Jamie Saft è una sorta di Wayne Horvitz più giovane
e magari meno intellettuale, ma con la stessa capacità di inventare
situazioni interessantissime sia dal punto di vista del groove che da quello
dei colori timbrici, che non sono mai banali e scontati e che soprattutto
si inseguono senza sosta per cercare di dare sempre il giusto profumo alla
musica del momento. Con una propulsione ritmica di grande valore assicurata
da Ben Perowsky e le fantasiose soluzioni di Jamie Saft, il bravo Chris Speed
si trova a poter viaggiare sul velluto, senza alcun timore nel lasciare anche
larghi spazi ai suoi ottimi partner. Mi sembrano molto interessanti le uscite
del leader al clarinetto, strumento poco usato nell'avanguardia e nel nuovo
jazz. Sostanzialmente reintrodotto da Don Byron, che lo ha ampiamente usato
negli ultimi anni, anche se in situazioni stilisticamente piuttosto lontane
dalle strade scelte da Chris Speed, questo strumento sta pian piano facendosi
largo in una scena musicale sempre più attenta alle possibilità di
fondere sapori legati a musiche derivate dalle tradizioni più disparate
con le scansioni ritmiche più flessibili e fantasiose del jazz progressivo
e del rock più sperimentale. Il disco è molto variegato e di
sicuro le idee che vengono messe in gioco sono innumerevoli, senza alcun
timore anche per momenti più sperimentali che si alternano a situazioni
di puro divertimento tipiche dei groove più assassini. I brani sono
di durata media e magari non sarebbe stato male se almeno un paio fossero
stati dilatati oltre la soglia dei dieci minuti, cosa che molto probabilmente
i musicisti fanno dal vivo, andando a scavare più a fondo con le parti
solistiche. Così rimane qualche volta l'impressione del bozzetto non
completatmente approfondito, ma il nostro desiderio di avere più carne
al fuoco nasce evidentemente dal grande interesse suscitato da questi bozzetti
e siamo certi che Chris Speed sarà in grado di soddisfare questa
fame con le sue prossime uscite.
- Maurizio Comandini