swell henry reviews italiano

 

Blow Up.71 Aprile 04
Senza tanti clamori, torna per una piccola etichetta come la Squealer il gruppo Yeah No guidato dal clarinettista Chris Speed, una delle diverse “incestuose” combinazioni tra musicisti legati da amicizia e condivisione artistica che é alla base anche di band come Alasnoaxis e Pachora. Punti fissi do queste formazioni sono, oltre a Speed, la fenomenale batteria di Jim Black e il basso dell’islandese Skuli Sverrisson, capace di passare con disinvoltura da Laurie Anderson al dronin Cuong Vu, musicista in crescita vertiginosa, in grado di squarciare linee di grande forza lirica. A distanza di qualche anno dal precedente “Emit”, questo “Swell Henry” si arricchisce della partecipazione della fisarmonica di Rob Burger e, piú raramente, della tasitiere di Jamie Saft o della chitarra di Hilmar Jensson: la musica é concisa, molto strutturata e attinge volentieri - come- é uso per Speed e soci - da situazioni ritmiche de matriche rock, da inflessioni dell’est europeo, con frequenti crescendo su anelliu melodici che acquistano una forza dirompente. Si ascolti ad esempio l’esemplare Camper Giorno, con i fiati che si intrecciano progressivamente sopra al groove insinuante di basso e batteria per poi ricongiungersi nel tema danzante. La leadership di Speed é rispettosa, ma essenziale (e l’understatement cela a volta l’incredibile bravura sia al sax tenore che al clarinetto), tesa a sottolineare con lucidita il percorso melodica e a evitare ogni surplus, come testimonia l adurata contenuta del lavoro. Dal vivo sono travolgenti la durata contenuta del lavoro. Dal vivo sono travolgenti, il disco ci mette un paio di ascolti per farsi amare, ma quando si entra in confidenza con composizioni come Dead Water o Last Beginning e un piacere sottile e contagioso.(7/8)
- Enrico Bettinello

 

All About Jazz Italia
Eppure deve avere un segreto questo disco. Forse ne ha piu' di uno. Perche' se ci appresta a descrivere la musica che contiene, si apre una crepa immensa tra una scialba descrizione e la musica stupenda che si ascolta. Melodie di grande effetto, timbri di gran calore, raccontato cosi' sembra che si stia parlando di un disco da colonna sonora o da viaggio in macchina. E invece siamo di fronte a un capolavoro. Ma non e' solo la qualita' di questi musicisti a fare grande la loro musica. Il loro segreto e' che sono giovani e onnivori, che sanno riversare tutte le loro disparate esperienze musicali nelle cose che poi essi stessi suonano; il loro segreto e' la disponibilita' ad accogliere le idee. A questo punto si inseriscono le doti di questi musicisti, compositori e interpreti.
In continuo interscambio, questi ragazzi danno vita a diversi ensemble, siano i Pachora, gli AlasNoAxis o gli Yeah No, come in questo caso. E, per evitare equivoci, ricordiamo che i panni di leader degli Yeah No li veste Chris Speed, autore anche dei brani. Cosa importante, certo, ma questo e' un gruppo che punta tutto sul collettivo, e quel che ne esce e' meraviglia. Sorretti da quel mago dei poliritmi e degli inganni d'accento che e' Jim Black, l'intero ensemble e' quasi sempre coinvolto nel costruire una densissima trama comune di armonie e timbri (e qui entra in gioco anche un delicatissimo uso dell'elettronica).
Il lavoro di questi musicisti apre prospettive d'ascolto e di pensiero notevoli, o per qualcuno forse imbarazzanti, per chi discute sul futuro della musica e vede nella crisi dei linguaggi la crisi della musica stessa. Ma e' l'esposizione (e la capacita' ricettiva) ad un ambiente incredibilmente sovraeccitato e sovraeccitante a creare il senso emotivo e intellettuale della musica degli Yeah No. Senza negare la raffinatezza linguistica delle loro parti, e' evidente che l'intensita' di questo disco non deriva certo da un'esasperazione dei linguaggi, quanto dalla capacita' di mischiarli, di riadattarli e di dare, sopra ogni cosa, spazio al proprio personale canto.
-Andrea Ravagnan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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